22) Dewey. Che cosa deve essere la filosofia.
Per l'americano John Dewey la filosofia deve porsi il compito di
analizzare criticamente tutto l'apparato di pregiudizi che stanno
alla base della nostra conoscenza, affinch l'esperienza vitale
possa emergere nella sua genuinit.
J. Dewey, Experience and Nature, [Esperienza e natura], Open Court
Publishing Co., Chicago-London 1925; traduzione italiana di P.
Bairati, Mursia, Milano, 1973, pagine 43-47 (vedi manuale pagina
290).

 C' uno speciale servizio che pu rendere la filosofia.
Perseguita con metodo empirico essa non sar uno studio della
filosofia, ma uno studio, per mezzo della filosofia,
dell'esperienza vitale. Ma questa esperienza  satura e carica dei
prodotti della riflessione delle passate generazioni e delle et
trascorse. E' piena di interpretazioni, classificazioni dovute al
pensiero sofisticato, che si sono ormai incorporate in ci che
sembra essere materiale empirico allo stato nascente, primitivo.
Ci vorrebbe pi saggezza di quella posseduta dal pi saggio degli
eruditi di storia per riportare tutti questi prodotti rifiniti che
furono accolti e assorbiti dall'esperienza alle loro fonti
originarie. Se per un momento ci  consentito chiamare pregiudizi
questi materiali (anche se sono veri, fintantoch  sconosciuta la
loro fonte e il loro fondamento), la filosofia allora  una
critica dei pregiudizi. Questi risultati, incorporati nella
passata riflessione e fusi con il materiale autentico
dell'esperienza di prima mano, possono diventare strumenti di
arricchimento una volta che vengano scoperti e fatti oggetto di
riflessione. Se non vengono scoperti i loro fondamenti, offuscano
e distorcono. Quando vengono scoperti i loro fondamenti e quando
vengono rifiutati, ne consegue chiarificazione ed emancipazione; e
uno dei principali scopi della filosofia  realizzare questo
compito.
Una filosofia perseguita con metodo empirico  in ogni caso una
specie di spoliazione intellettuale. Non possiamo continuare a
spogliarci degli abiti intellettuali che ci mettiamo addosso e che
portiamo quando assimiliamo la cultura del nostro tempo e del
nostro ambiente. Ma una intelligente opera di promozione della
cultura richiede che ci sbarazziamo di alcuni di essi che li
analizziamo criticamente per vedere di che cosa sono fatti e che
cosa comporti per noi l'indossarli. Non siamo in grado di
recuperare completamente la primitiva ingenuit. Ma  tuttavia
possibile raggiungere una coltivata ingenuit di occhio, orecchio
e pensiero, che pu essere conseguita attraverso la disciplina del
pensiero rigoroso. [...].
Non posso fare a meno di concludere senza fare riferimento al pi
vasto valore liberale e umano della filosofia, quando venga
perseguita con metodo empirico. Le pi serie accuse che si possono
muovere alle filosofie non-empiriche  che esse hanno gettato una
cappa di oscurit sulle cose dell'esperienza ordinaria. Non si
sono accontentate di mettervi ordine. Hanno anzi gettato su di
esse diffuso discredito. Gettando disprezzo sulle cose
dell'esperienza quotidiana, dell'azione, della vita emotiva e dei
rapporti sociali, hanno fatto qualcosa di peggio che non riuscire
a dare quella direzione intelligente di cui queste cose hanno
tanto bisogno. Non sarebbe stato importante se la filosofia fosse
stata riservata a pochi pensatori come lusso esclusivo. Il fatto
importante  che le filosofie hanno negato che l'esperienza comune
sia capace di sviluppare dal proprio interno metodi che
garantiscano direzione per se stessa e che creino modelli
intrinsecamente validi di giudizio e di valore. Nessuno sa come
molti dei mali e difetti che vengono indicati come ragioni di
distacco dall'esperienza siano essi stessi dovuti al discredito in
cui viene gettata l'esperienza da quelle filosofie cos
stranamente impegnate nella riflessione. Allo sciupo del tempo e
dell'energia, - con la conseguente disillusione per la vita che
accompagna ogni deviazione dall'esperienza concreta, deve essere
aggiunta la consapevolezza, tragicamente mancata, del valore che
la ricerca intelligente rivelerebbe e farebbe maturare all'interno
dell'esperienza ordinaria. Non sono in grado di calcolare quanto
del corrente cinismo, indifferenza e pessimismo sia dovuto a
queste cause e all'abbandono della vita dell'intelligenza che esse
hanno comportato. In molti ambienti  diventato un segno di poca
sofisticazione immaginare che la vita sia o possa essere una
sorgente di bene e di felicit. Le filosofie non meno che le
religioni possono essere investite della responsabilit di aver
reso possibili questi fenomeni. Il filosofo trascendentale forse 
pi responsabile del sensualista e del materialista dichiarato di
oscurare le potenzialit di gioia e di autoregolazione che
l'esperienza quotidiana ha in s. Se ci che  stato scritto in
queste pagine non avr altro esito che quello di creare e di
promuovere il rispetto per la concreta esperienza umana e per le
sue potenzialit, sar soddisfatto.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume I, pagine 679-680.
